Normal
0
14
false
false
false
IT
X-NONE
X-NONE
/* Style Definitions */
table.MsoNormalTable
{mso-style-name:”Tabella normale”;
mso-tstyle-rowband-size:0;
mso-tstyle-colband-size:0;
mso-style-noshow:yes;
mso-style-priority:99;
mso-style-qformat:yes;
mso-style-parent:”";
mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt;
mso-para-margin-top:0cm;
mso-para-margin-right:0cm;
mso-para-margin-bottom:10.0pt;
mso-para-margin-left:0cm;
line-height:115%;
mso-pagination:widow-orphan;
font-size:11.0pt;
font-family:”Calibri”,”sans-serif”;
mso-ascii-font-family:Calibri;
mso-ascii-theme-font:minor-latin;
mso-fareast-font-family:”Times New Roman”;
mso-fareast-theme-font:minor-fareast;
mso-hansi-font-family:Calibri;
mso-hansi-theme-font:minor-latin;}
Campetto di Alta Squadriglia al Sermig di Torino 5-7 aprile 2012
Alzi la mano chi ha mai sentito parlare del Ser.Mi.G? Per quelli come me, che fino a poco tempo fa non sapevano neanche che esistesse, racconterò brevemente le attività e i servizi che questa associazione offre alla comunità e la nostra esperienza!
Sabato 4 Febbraio 2012
Il reparto GRANDI FIUMI,si è riunito per la riunione settimanale, dalle 4.30 alle 7. La riunione è iniziata con il solito fischio dei capi e gli urli di squadriglia. Successivamente dopo aver sistemato la sede e sparso il sale dove c’era ancora neve e ghiaccio,
Sabato 29/12/2012
L’anno scout è cominciato ormai da tre mesi, per la precisione il 23 ottobre: durante quella riunione si è svolta la giornata dei passaggi, in cui i membri più grandi del nostro reparto sono saliti al noviziato e i più grandi del branco sono saliti nel nostro reparto.
Normal
0
14
false
false
false
IT
X-NONE
X-NONE
/* Style Definitions */
table.MsoNormalTable
{mso-style-name:”Tabella normale”;
mso-tstyle-rowband-size:0;
mso-tstyle-colband-size:0;
mso-style-noshow:yes;
mso-style-priority:99;
mso-style-qformat:yes;
mso-style-parent:”";
mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt;
mso-para-margin-top:0cm;
mso-para-margin-right:0cm;
mso-para-margin-bottom:10.0pt;
mso-para-margin-left:0cm;
line-height:115%;
mso-pagination:widow-orphan;
font-size:11.0pt;
font-family:”Calibri”,”sans-serif”;
mso-ascii-font-family:Calibri;
mso-ascii-theme-font:minor-latin;
mso-fareast-font-family:”Times New Roman”;
mso-fareast-theme-font:minor-fareast;
mso-hansi-font-family:Calibri;
mso-hansi-theme-font:minor-latin;}
Alzi la mano chi ha mai sentito parlare del Ser.Mi.G? Per quelli come me, che fino a poco tempo fa non sapevano neanche che esistesse, racconterò brevemente le attività e i servizi che questa associazione offre alla comunità.
Il Ser.Mi.G( Servizio Missionario Giovani) nasce nel 1964 da un idea di Ernesto Olivero, inizialmente come progetto per sconfiggere la fame nel mondo “con opere di giustizia e di sviluppo” ; poi, da piccolo centro di smistamento per oggetti da spedire nelle missioni, si allarga sempre di più, fino a diventare una vera e propria comunità che vive insieme la sua Fede. All’inizio degli anni ottanta, con la ristrutturazione dell’Arsenale Militare di Torino, il Ser.Mi.G ha finalmente una casa e cominciò ad organizzarsi per diventare ciò che è oggi.
In 46 anni il Ser.Mi.G ha realizzato oltre 2.800 interventi umanitari e progetti di sviluppo in 90 nazioni del mondo e più di 77 azioni di pace in Paesi in guerra. Ho inserito anche un po’ di cifre per farvi comprendere quanto sia importante l’operato di questa organizzazione, non solo in Italia, ma in tutto il mondo. Oltre il 98% dei finanziamenti che il Ser.Mi.G riceve sono donazioni dei privati, senza le quali (stiamo parlando di milioni di euro), esso non esisterebbe. Solo il 2% infatti proviene da donazioni pubbliche come per esempio l’8xmille. E’ un progetto finanziato dalla gente per la gente.
Quest’anno, come campetto di Alta Squadriglia (cioè terzo e quarto anno del reparto), avevamo deciso di visitare un posto che ci potesse fare capire cosa significava lavorare per gi altri, non solo i più bisognosi, ma in generale l’idea di servizio. Siamo partiti il 5 aprile 2012, e dopo un lunghissimo viaggio in treno, siamo finalmente arrivati a Torino. Personalmente sono rimasta molto sorpresa quando ho visto dove avremmo dovuto passare queste 3 giornate: non nascondo che pensavo fosse la solita missione dove si smistano gli oggetti da spedire nei paesi più poveri. Invece, ho scoperto una realtà tutta nuova: oltre all’ospiteria e al self service, dove viene accolto chi non ha un posto dove passare la notte, esistevano mille altre attività. L’edificio accanto era la sede dell’Università del Dialogo e le nostre camerate in autunno si sarebbero trasformate in una scuola per restauratori.Tutte e tre le sere abbiamo partecipato alle celebrazioni del Triduo Pasquale e in particolare mi ha colpito il modo profondo di vivere la fede dei quasi 100 ragazzi (e più) che vivono e lavorano all’Arsenale. La loro dedizione e il loro operato dovrebbero essere presi a modello da tutti noi.
Adesso però, vorrei parlarvi dell’esperienza che mi ha più colpito: Il pranzo dei popoli. A mezzogiorno del 6 aprile, dopo una giornata di duro lavoro, invece di andare a pranzare al self sevice, tutti gli ospiti del Ser.Mi.G sono stati radunati nell‘auditorium. Ad ognuno viene consegnata una nuova carta d’identità con un nuovo nome, scritto in colore diverso in base al livello di vita che la tua nuova identità si può permettere; sul palco troneggiava una tavola imbandita. Dopo una breve introduzione, il presentatore chiede a chi ha il nome di colore verde di salire sul palco e sedersi. Gli altri vengono divisi in due gruppi in base al colore. Poi viene fatto entrare il cibo e viene distribuito secondo il gruppo di appartenenza: tantissimo a chi è sul palco, due cucchiaiate a chi è nel secondo gruppo e pochi chicchi a chi è nell’ultimo, ma non viene dato l’ordine di mangiare. Dopo che a tutti è stato distribuito il cibo, il presentatore dice “Buon Appetito”! In quel momento tutta la sala si è zittita. Nessuno aveva più il coraggio di parlare. Nessuno aveva il coraggio di muoversi. Dopo i primi secondi di imbarazzo, i ragazzi sul palco (fra i quali anche una ragazza del nostro gruppo) scendono e danno un po’ del loro cibo a chi era negli altri gruppi. Per quanto mi riguardava, le due cucchiaiate sul mio piatto le avevo finite in un millisecondo tanta era la fame, e non ero nel gruppo messo peggio. Poi, ovviamente, tutti hanno potuto mangiare dalla tavola, ma ciò che mi ha sconvolto, mi ha toccato davvero è stata la sensazione che ho avuto in quei pochi secondi, fredda, come di amarezza e rabbia: ho provato sulla mia pelle cosa significava avere fame e non avere niente da mangiare perché tutto il cibo era nelle mani di pochi. Non voglio avere la presunzione di comprendere cosa vuol dire realmente non avere niente da mangiare se non pochi chicchi di riso, ma penso che questa esperienza, e in generale il Ser.Mi.G mi abbiano fatto crescere veramente come persona, abbiano fatto svegliare dal suo assopimento un lato più riflessivo del mio carattere.
Il resto del nostro ritiro pasquale è passato molto in fretta : abbiamo lavorato, facendo le pulizie o sistemando della merce sequestrata che era stata donata al Sermig rendendola di nuovo utilizzabile, visto che altrimenti sarebbe stata buttata via. Abbiamo discusso il Vangelo con altri gruppi di ospiti della nostra età: ci siamo scambiati opinioni e punti di vista sui momenti difficili della nostra vita e su come abbiamo fatto a superarli; secondo me è stato interessante perché a volte si fa meno fatica a raccontare le cose che ti fanno più male ad unna persona che non hai mai visto piuttosto che a qualcuno che conosci bene, in modo da poter avere anche un opinione di qualcuno al di fuori della tua realtà, che possa magari darti consigli utili ai quali tu non avevi pensato.
L’evento finale è stato l’incontro con Ernesto Olivero, fondatore del Ser.Mi.G. Lo abbiamo ascoltato rispondere a diverse domande; noi come gruppo non ne abbiamo fatta nessuna , ma molte di quelle che pensavamo di fargli hanno trovato risposta; ci ha raccontato di come ha fatto sorgere l’associazione dal nulla, del fatto che è nata dall’enorme forza di volontà che hanno queste persone per aiutare chi soffre, ma soprattutto ci ha fatto capire che il Ser.Mi.G è la sua casa, e ogni persona ospitata o che ci lavora, un suo fratello. Un altro ”portatore di pace”.
Questo breve viaggio non solo ha rafforzato i legami che già erano presenti all’interno della nostra “Alta Squadriglia”, ma penso che abbia lasciato anche qualcosa di più intimo e profondo in ognuno di noi, penso che abbia davvero rinnovato la nostra voglia e il nostro entusiasmo di aiutare gli altri. Penso di parlare a nome di tutti quando dico che siamo stati molto fortunati ad avere avuto la possibilità di fare questa esperienza di arricchimento personale, e spero che quello che abbiamo imparato al Ser.Mi.G ci possa essere utile per continuare il nostro percorso, qualsiasi esso sia.
